Alitalia punta sui biocarburanti: più risparmi e meno inquinamento

Alitalia punta sui biocarburanti: più risparmi e meno inquinamento

(Corriere.it) - Al lavoro con Etihad, Eni, Sunchem e Boeing. L’aviazione emette il 2% di tutta la CO2 mondiale - di Barbara Millucci - «Alitalia sta lavorando insieme a Etihad Airways, Eni, Sunchem e Boeing a un progetto di biofuel di nuova generazione che ha l’obiettivo d’abbattere i costi di produzione dei biocarburanti a ridotto impatto ambientale, in modo da renderli un’alternativa economicamente vantaggiosa». L’amministratore delegato di Alitalia Silvano Cassano anticipa così, in occasione del summit Iata, alcune innovazioni del settore aereo. «Il progetto verrà presentato a breve al governo così da avviare le sperimentazioni» e la conseguente approvazione da parte dell’Astm, l’organismo statunitense che definisce standard e norme di molti settori industriali. Una volta ottenuto il via libera, «il biofuel aeronautico potrà rappresentare un nuovo e importante contributo per la sostenibilità ambientale del trasporto aereo», prosegue Cassano. Gli obiettivi - Le compagnie, solo di carburante, nel 2014 hanno speso oltre 226 miliardi di dollari, cinque volte tanto rispetto al «conto» decisamente meno salato del 2003, pari a 44 miliardi di dollari, si legge in un report. E, visto che è proprio l’aviazione a diffondere in aria il 2% di tutta la CO2 mondiale, che salirà al 3,4% nel 2030 se non si corre ai ripari, l’Iata ha sollecitato i vari Paesi a intervenire, ponendosi sfide più ambiziose. In particolare sul mercato unico del carbonio, che consente alle compagnie aeree di acquistare crediti per compensare le loro emissioni. Al momento, in Europa si discute proprio su come riformare l’intero sistema della compensazione di CO2 e parallelamente come contribuire allo sviluppo dei biocarburanti sostenibili. L’obiettivo è ridurre le emissioni dell’80% entro il 2050. Sperimentazioni - Sulle miscele alternative di seconda generazione, quelle per intenderci che usano biomasse non alimentari(rifiuti agroindustriali, scarti agricoli, materiali lignocellulosici) sono in atto sperimentazioni. Tra le eco-benzine più innovative e poco inquinanti che verranno certificate entro l’anno c’è l’alcohol-to-jet (AtJ) che, sfruttando la fermentazione dei rifiuti, permette di ottenere un biocarburante a un costo inferiore rispetto alle metodologie usate finora. Altri esperimenti si stanno invece effettuando sulla camelina, una pianta i cui semi contengono fino al 43% di olio, ottimo per produrre biodiesel. L’esempio della Lufthansa - Sono una ventina le compagnie che stanno avviando test sull’utilizzo di biocarburante e miscele alternative, che non richiedono particolari modifiche sui vettori. Lufthansa è in prima linea, essendo la linea aerea più «green» d’Europa, mentre negli Stati Uniti si distingue Alaska Airlines per aver fatto volare i primi aerei ecologici, grazie alla collaborazione scientifica della Washington State University e un finanziamento di 40 milioni di dollari messo a disposizione dal ministero dell’Agricoltura. «Intendiamo procedere con gli investimenti in progetti legati al biofuel», ha dichiarato il ceo di Lufhansa Carsten Spohr. La compagnia tedesca è stata tra le prime a inaugurare i voli verdi su Amburgo e Francoforte, con un risparmio di quasi 1.500 tonnellate di CO2. Investimenti - L’unico Paese europeo che ha regolamentato l’uso di benzina ottenuta da sostanze vegetali per i viaggi in cielo è l’Olanda, mentre gli aeroporti di Karlstad (Svezia) e Oslo (Norvegia) saranno i primi, alla fine di quest’anno, a permettere ai velivoli di fare il «pieno» direttamente negli scali. Il problema di questi nuovi combustibili è rappresentato dai costi di realizzazione delle infrastrutture in grado di distribuire ed erogare eco-miscele. Secondo Iata, richiedono stanziamenti nell’ordine di 10-15 miliardi di dollari. Per questo diventano cruciali interventi normativi.