Chi sono i beneficiari dei Certificati bianchi

Chi sono i beneficiari dei Certificati bianchi

(Staffetta Quotidiana) - Oltre 600 milioni in bolletta nel 2015, che vanno soprattutto ai big Enel ed Eni, alle Esco e alle grandi industrie come Ilva, Fiat e agli energivori
Operatori energetici, grandi industrie, ma soprattutto Esco. Dopo il Conto energia per il fotovoltaico e i Certificati verdi per le altre rinnovabili, questa settimana diamo un'occhiata ai numeri del Gse sui beneficiari dei Certificati bianchi, cioè il meccanismo di incentivazione degli interventi di efficienza energetica. Il meccanismo, ricordiamo, si basa sull'imposizione di un obbligo di risparmio in capo ai distributori di energia elettrica e gas, obblighi che le società possono rispettare o mettendo in atto interventi di efficienza “in prima persona” (e ricevendo quindi i Certificati bianchi direttamente dal Gse) o ricorrendo ai Certificati bianchi assegnati a qualche altro operatore che abbia fatto interventi di efficienza a sua volta. Gli interventi ovviamente devono essere “validati” dal Gse e, a quanto pare, il Gestore starebbe applicando criteri molto severi sull'approvazione dei progetti, come del resto indicato esplicitamente dallo stesso presidente Sperandini: gli incentivi sono un privilegio, non si accettano approssimazioni. Con le cifre in ballo, è più che comprensibile. Anche in questo caso, come nei primi due, c'è bisogno di una premessa per alcune precisazioni. I soggetti beneficiari sono in numero inferiore rispetto a quelli dei primi due meccanismi di incentivazione, in tutto poco più di 600. Il calcolo dell'effettivo introito per ciascun soggetto è un po' più problematico. I numeri che esaminiamo in questa pagina sono frutto di una nostra elaborazione dei dati “grezzi” messi a disposizione dal Gse. L'open data indica soltanto il numero di titoli che il Gse ha assegnato a ciascun soggetto. Per ottenere una monetizzazione indicativa di quei dati abbiamo moltiplicato il numero dei Certificati assegnati a ciascun operatore per il prezzo medio dei Certificati registrato nel 2014, pari a circa 105 euro. Diverse sono tuttavia le precisazioni da fare. La prima riguarda quanto effettivamente di questo ammontare è stato pagato con le bollette dai clienti elettrici e del gas. Il totale è pari a circa 616 milioni di euro, come risulta dalla relazione 2015 del Gse, un dato inferiore ai circa 800 milioni che risultano dal nostro calcolo. Diverse sono le ragioni. La prima riguarda il meccanismo con cui l'obbligo può essere rispettato: i soggetti obbligati (gli operatori della distribuzione del gas e dell'energia elettrica) possono anche soddisfare una quota dell'obbligo 2014 sul 2015. Un secondo motivo è la presenza dei trader, che possono togliere titoli dal mercato in attesa di periodi più favorevoli per la vendita. I titoli, infine, possono essere trattenuti dagli stessi soggetti assegnatari, che potranno rivenderli al momento ritenuto più opportuno. Detto tutto questo, negli stessi business plan delle aziende la valorizzazione dei Certificati bianchi è fissata a 105 euro per cui, che si tratti di denaro già nelle tasche degli assegnatari o di titoli ancora da valorizzare, per comodità, chiarezza e completezza facciamo i conti come se i titoli fossero già stati monetizzati, cioè venduti ai soggetti obbligati. Fatte queste doverose premesse, veniamo ai numeri. Sottolineando innanzi tutto che, come per i Certificati verdi, anche in questo caso il mercato è più concentrato rispetto a quello del fotovoltaico, con i primi dieci operatori che si che rappresentano quasi la metà del totale. In testa alla classifica, con oltre 90 milioni di euro, troviamo Enel – giù nelle prime piazze sia per il Conto energia che per i Certificati verdi – che è anche soggetto obbligato a realizzare un determinato risparmio di energia con Enel Distribuzione. Seconda si piazza questa volta Eni che ha ancora qualche interesse nella distribuzione e rientra quindi tra i soggetti obbligati, ma sicuramente meno rispetto a Enel. Al terzo posto troviamo il primo soggetto industriale, l'Ilva di Taranto. Al quarto troviamo la prima delle Esco, la Cosul System di Ascoli Piceno. Venendo alle categorie di operatori, per trovare la terza azienda energetica dopo Eni ed Enel dobbiamo scendere a all'ottavo posto con Sarlux (Saras), poi al 15mo con A2A, seguita da Hera, Edison e Raffineria di Milazzo. A farla da padroni, ovviamente, sono le Esco, le società di servizi energetici. Dopo Consul System troviamo Bartucci, Yara (Norsk Hydro), Avvenia e Tep. Quindi Aice, la Esco degli energivori di Aicep, e Yousave (Innowatio) con 13 milioni. Quanto infine ai soggetti industriali, la classifica vede in testa l'Ilva (terza piazza assoluta) con quasi 60 milioni di euro, seguita da Fiat (Fca) con circa 20 milioni. C'è poi la cartiera Burgo (14 milioni circa), Italcementi (11 milioni) e la cartiera Reno De Medici (10 milioni). Marcegaglia ha ricevuto 6 milioni come Telecom Italia, mentre a SEI, la esco del gruppo Lonati, vanno 5 milioni come a Energia Diffusa, la Esco dell'ex dirigente Edison Domenico Tolazzi.

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