Efficienza energetica degli edifici: c’è ancora tanto da fare

Efficienza energetica degli edifici: c’è ancora tanto da fare

(Agi Energia) - di Paolo Tartarini (Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”, EELab – Laboratorio per l’Efficienza Energetica Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) - Nell’ambito dell’efficienza e del risparmio energetico, si può dire che la normativa italiana sia nata nel 1976 con la legge 373 e che abbia raggiunto uno sviluppo definitivo con la legge 10 del 1991.  In entrambi i casi, un giudizio a posteriori condiviso in grandissima misura potrebbe sintetizzarsi con le parole “splendide leggi, pessima applicazione”. A causa di un debolissimo sistema di controlli, e di un ancor più debole sistema sanzionatorio, queste leggi sono state applicate a tutti i livelli qualitativamente possibili: dall’analisi scrupolosa di edifici ed impianti fino alla riproduzione di dati e risultati ottenuti come fotocopie da fabbricati diversi da quello esaminato.  L’utente finale, il più delle volte non preparato tecnicamente, vedeva la modulistica “energetica” come un po’ di carta da produrre obbligatoriamente, non come utili informazioni per conoscere le prestazioni energetiche del proprio edificio e del proprio impianto. La svolta epocale si è verificata a fine 2005, con la promulgazione del celebre Decreto Legislativo n. 192.  Questo ha avviato una rivoluzione totale della normativa sull’efficienza energetica dei sistemi edificio-impianto, che in cascata ha comportato lo stravolgimento delle metodologie progettuali e costruttive. Soprattutto il Decreto 192/05, con le sue successive modifiche ed integrazioni, ha definito compiti e responsabilità della fondamentale figura del certificatore energetico, ma ha anche fornito al cittadino medio un modo molto più diretto dei precedenti per individuare le prestazioni energetiche di casa sua (kilowattora annuali di consumo stimato e classe energetica del sistema edificio-impianto).  Successive direttive europee hanno persino posto come obiettivo e obbligo comunitario la costruzione di “edifici ad energia quasi zero”, cioè edifici a consumi praticamente nulli per quanto riguarda le fonti fossili primarie.

In questo panorama di evidente crescita e di aumento di consapevolezza in termini di efficienza energetica e impatto ambientale, qualcosa in Italia non sta funzionando.  Vediamolo in forma di punti elenco: •    L’Europa ci indica chiaramente la necessità di considerare  fabbisogni e consumi totali per un sistema edificio-impianto.  Per ora, invece, l’Italia ha preso in considerazione solo i consumi per il riscaldamento invernale e per l’acqua calda sanitaria, “dimenticando”  quelli estivi e quelli legati all’illuminazione.  Possibile, e probabile, conseguenza: un cittadino risparmia molto in inverno grazie all’ottimo isolamento termico delle pareti di casa sua, dopodiché spreca tutto questo risparmio nel periodo estivo per raffrescare casa con l’impianto di condizionamento (tanto isolante leggero non serve a contrastare l’irraggiamento solare). Questa lacuna, sia normativa che culturale e scientifica, va colmata al più presto. •   Nell’edilizia di nuova costruzione (meno del 5% del totale) va benissimo la certificazione energetica, ma nell’edilizia della riqualificazione energetica dell’esistente (il 95% e oltre) non ha preso piede, o quanto meno non lo ha fatto correttamente, il concetto chiave di diagnosi energetica. Possibile conseguenza: un intervento di riqualificazione che, secondo certificazione energetica, si ripaghi in pochi anni (con il risparmio conseguibile) in realtà ha poi un tempo di ritorno enormemente superiore.  Ad esempio, se per un’abitazione la certificazione fornisce una spesa annuale indicativa di 3.000€ ma l’utente gestisce edificio e impianto in modo da spendere solo 600€ (è un caso reale studiato), che senso ha proporgli/le un intervento costoso per ridurre i consumi fino ad una spesa annua di 1000€?  Quello che sarebbe un vantaggioso tempo di ritorno dell’investimento per chi riduca di 2000€ all’anno le sue spese non ha certo la stessa valenza per chi spenda già all’inizio molto meno.  Ciononostante, molto spesso la valutazione degli interventi consigliabili viene fatta sulla base della certificazione (uso standard di edificio e impianto, temperature standard, etc.) e non sulla base di una vera diagnosi (uso reale di edificio e impianto, temperature reali, riproduzione della bolletta mediante simulazione di calcolo, etc.). • La normativa italiana sembra evolvere ad una velocità molto  minore rispetto a quella europea e, cosa assai peggiore, con un forte scollamento rispetto alle politiche nazionali e regionali di incentivazione economica.  Mentre l’Europa ha già da tempo definito lo scenario al 2020 (edifici ad energia quasi zero, ruolo delle fonti rinnovabili, differenze fra nuove costruzioni e ristrutturazioni, etc.), l’Italia è ancora alle prese con le revisioni delle norme fondamentali (serie UNI/TS 11300 in primis), ha un panorama estremamente variegato di delibere regionali e incentivi locali, e soprattutto non ha instaurato dei sistemi di controllo, verifica e sanzioni, con il forte rischio di ricadere nel difetto principale della legge 10/91. A questi punti si potrebbero aggiungere tante altre osservazioni, ma con l’unico risultato di perdersi nella polemica delle inefficienze italiane quando invece è indispensabile tenere il passo con i Paesi più avanzati energeticamente. La normativa e l’informazione giocano, in questo ambito, il ruolo fondamentale.  L’Italia ha bisogno di regole chiare sia in termini di leggi generali (certificazione, diagnosi, verifiche, sanzioni) sia in termini di norme tecniche (semplici metodologie per il calcolo dei fabbisogni invernali, estivi, da acs, illuminazione, etc., così come dei rendimenti impiantistici e delle fonti rinnovabili), ma nello stesso tempo ha assoluta necessità di rendere sempre più partecipi tutte le parti interessate.  In altre parole, da un lato è auspicabile snellire e uniformare l’apparato legislativo/normativo in campo energetico, ma dall’altro è indispensabile che gli utenti finali siano informati sulle prestazioni energetiche degli edifici e degli impianti, esattamente come da sempre lo sono quando si parla di consumi delle autovetture, degli elettrodomestici e così via.  Da questo punto di vista, revisione e consolidamento delle norme UNI/TS 11300 sono obiettivi primari, ma non meno lo sono la formazione e la responsabilizzazione di coloro che dovranno proporre ai cittadini gli interventi più efficaci e convenienti: nulla, in questo senso, appare più importante del passaggio alle diagnosi energetiche come strumento ben più potente della semplice certificazione.  In relazione a questo punto, alla normativa energetica italiana è richiesto un grande salto di qualità