Il successo della COP 21 Intervista a Karl-Ludwig Schibel, Alleanza per il Clima Italia

Il successo della COP 21 Intervista a Karl-Ludwig Schibel, Alleanza per il Clima Italia

Gli Enti locali, il Governo nazionale, il Patto dei Sindaci e la COP 21

Venerdì, 6 novembre, ore 10:00 – 13:00, Ecomondo, Rimini, Sala Agorà di Città Sostenibile


Alleanza per il Clima insieme a Kyoto Club e con il patrocinio della Fondazione Cariplo promuove quest'anno la IV edizione del premio A+CoM che si concluderà il 6 novembre a Rimini con la premiazione e conferenza sul tema "Gli Enti locali, il Governo nazionale, il Patto dei Sindaci e la COP 21”.
Segue l'intervista a Karl-Ludwig Schibel, presidente di Alleanza per il Clima Italia. Il suo impegno per la politica del clima risale ai primi anni Novanta. Coordina dal 1992 Alleanza per il Clima Italia ed è stato eletto nello stesso anno nella presidenza della rete europea, contribuendo per 23 anni allo sviluppo della rete più grande di enti locali impegnati nella salvaguardia del clima. Ha accompagnato il processo internazionale fino dalla prima Conferenza delle Parti a Berlino nel 1995.


D.: Alleanza per il Clima sta preparando la sua partecipazione alla 21° conferenza delle Parti a Parigi. Che cosa vi aspettate dall’incontro di quest’anno?
K. S.: La ventunesima conferenza delle parti di Parigi ha buone probabilità di diventare l’occasione storica in cui tutti i paesi del mondo assumeranno l’obbligo di combattere i cambiamenti climatici. Prevedibilmente con l’accordo di Parigi, a prescindere dalla sua stesura finale più o meno ambiziosa, tutti i paesi della convenzione quadro accetteranno l’obbligo di contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici. Questo è un grande passo in avanti. Risolve un disaccordo che ha accompagnato il processo internazionale da molti anni, cioè ‘chi deve agire?’. I paesi di vecchia industrializzazione che storicamente hanno contribuito per la parte del leone al problema? I “nuovi arrivati” perché tra loro si trova con la Cina il più grande emittente in assoluto e nei paesi emergenti le emissioni di gas serra sono in forte crescita? Con gli INDCs (Intended Nationally Determined Contributions) è stato trovato un meccanismo che risponde allo stato reale delle trattative internazionali sul clima.


D.: Però i contributi dichiarati finora sono del tutto insufficienti per arrivare al famoso obiettivo di non superare i 2°C di riscaldamento globale.
K. S.: Guardiamo prima il lato positivo: più di 150 paesi, che rappresentano oltre il 90% delle emissioni globali, hanno comunicato ufficialmente i loro obiettivi di riduzione. Più dell’80% di queste dichiarazioni contengono degli obiettivi quantificabili. Vero è che anche con la realizzazione del 100% di questi obiettivi si andrà oltre i 2°C, però a differenza del passato esistono impegni concreti come base di partenza per alzare in futuro il livello di ambizione.


D.: Queste dichiarazioni però non sono vincolanti e molto probabilmente anche l’accordo di Parigi avrà solo un carattere politico.
K. S.: Fanno male coloro che in questi mesi e settimane prima della COP 21 creano aspettative irrealistiche dei possibili risultati, come è successo prima di Copenaghen, parlando di un “accordo legalmente vincolante”. Da Kyoto in poi non c’era mai stata traccia di speranza di un trattato internazionale vincolante firmato dalla maggioranza dei paesi inclusi quelli con emissioni importanti. In questo momento e per un futuro prevedibile la Realpolitik non andrà oltre un regime di impegni volontari.


D.: Non c’è il rischio che senza vincoli gli impegni rimangano carta morta?
K. S.: Quali vincoli? La politica internazionale del clima è lontana da un regime di applicazione coatta verso paesi che non rispondono agli impegni presi. L’unico modo di spingere i governi nazionali ad agire a favore del clima è name and shame, additare pubblicamente. Il che richiede una società civica che segue con attenzione la politica climatica del proprio governo e spinge per politiche ambiziose. Alle reti degli enti locali come Alleanza per il Clima spetta il compito di dimostrare insieme ai membri che la riduzione delle emissioni di CO2 del 40% entro il 2030, l’impegno dell’Unione Europea, non solo è fattibile ma fa bene all’ambiente, alla salute e alla struttura produttiva del territorio.

La partecipazione alla conferenza/premiazione è gratuita. Si richiede però l’iscrizione con un’email a coordinamento@climatealliance.it
Il programma è disponibile qui.