La battaglia culturale (e ideologica) sull'efficienza energetica

La battaglia culturale (e ideologica) sull'efficienza energetica

Staffetta Quotidiana. Dalla VII Conferenza nazionale degli Amici della Terra

Capacitazione, consapevolezza, liberazione, educazione, pauperismo, paternalismo, populismo. Molti e altisonanti sono stati i concetti chiamati in causa per affrontare la questione – apparentemente tecnica – del superamento della progressività delle tariffe elettriche, in occasione del convegno organizzato mercoledì scorso da Amici della Terra, l'associazione ambientalista vicina ai radicali. Segno che la posta in gioco è alta, le forze economiche spingono per dare una nuova struttura al mercato (e un po' di ossigeno ai consumi) – e anche un nuovo perimetro, con il tema associato dell'abolizione della tutela. Nel momento in cui il dibattito diventa ideologico è importante abbassare la temperatura ed esaminare la questione nella sua struttura cercando di non perdere in concretezza. Il seminario degli Amici della Terra ha avuto sicuramente il pregio di concentrare l'attenzione su un unico tema, quello dell'eliminazione della progressività, appunto, e di farne il perno centrale della questione dell'efficienza. Un approccio concreto quindi a un tema, quello dell'efficienza, spesso trattato come un totem. Tommaso Franci, ricercatore di Ref-e e consigliere nazionale di Amici della Terra, ha aperto la sessione pomeridiana proprio sottolineando il fatto che “è la prima iniziativa pubblica in cui si parla di questo tema, un tema semiclandestino finora limitato a dibattiti tra esperti”. Un tema di cui invece, ha aggiunto, “si deve parlare”. Alessandro Riello, presidente di Assoclima (l'associazione dei produttori di sistemi di climatizzazine), ha naturalmente commentato con favore la prospettiva di un superamento della tariffa a scaglioni che “porti maggiore equità e possibilità di confronto tra pompe di calore e climatizzazione tradizionale”, sistemi che “hanno rendimenti paragonabili con determinate tariffe”. Una prospettiva insomma che consente ai consumatori di fare “scelte consapevoli in condizioni di equità”, senza dimenticare che, anche con il vettore elettrico e con tecnologie efficienti, “serve un'educazione all'uso per minimizzare i consumi”. È partito da un elemento “culturale”, o comunque dall'analisi di un pregiudizio o riflesso condizionato, anche l'intervento di Walter Rebosio, in rappresentanza di Ceced Italia (l'associazione dei produttori di apparecchi domestici e professionali): l'espressione “troppi condizionatori sono un problema per le reti”, ha detto, “è sbagliata” perché “la climatizzazione è un diritto” e “non possono esistere deterrenti alla valutazione di un sistema tecnologico”, ma piuttosto è necessario mettere il consumatore nelle condizioni di scegliere. Singolare, notiamo a margine, che proprio mercoledì alcuni giornali titolavano sui “troppi impianti accesi” parlando dei blackout che avevano colpito diverse zone d'Italia il giorno precedente. Più che di un problema culturale dei titolisti, come abbiamo sottolineato, si tratta qui più che altro dell'adeguatezza tecnica delle reti e dei fornitori. Questione che sarebbe il caso di porsi prima di ingaggiare battaglie culturali sul pauperismo – o quanto meno allo stesso tempo. Sicuramente il settore delle pompe di calore e dei sistemi di climatizzazione elettrica sconta la forza che da sempre ha in Italia il comparto delle caldaie “tradizionali”. E proprio il pellet è sicuramente uno dei fronti più caldi per lo sviluppo del vettore elettrico. Singolare che nessuno abbia toccato il maggiore punto di forza delle tecnologie elettriche rispetto a quelle a combustione: la soluzione del problema (locale) dell'inquinamento, del particolato e delle polveri sottili. Forse proprio perché “il tema è ideologico”, come ha sottolineato il presidente di Gdf Suez Energia Italia (Gruppo Engie), Giuseppe Gatti. Un tema che “negli ultimi due-tre anni è uscito dallo scantinato”, anche se, al livello politico, “l'Italia si muove ancora empiricamente”. Al contrario dell'Unione europea che “si è accorta di avere buttato troppi soldi sulle rinnovabili elettriche”. E dei maggiori Paesi europei, come la Francia che nel documento sulla transizione energetica riporta “nero su bianco che l'energia che costa meno è quella che non viene consumata. È banale – ha detto Gatti – ma è la prima volta che compare in un documento ufficiale”. E anche per le aziende quello dell'efficienza è diventato un tema irrinunciabile: “con la domanda in calo – ha argomentato Gatti – è difficile qualificare il prodotto, che è una commodity, e lo spazio di competizione sul prezzo non c'è. È necessario quindi ‘vestire' la commodity e vendere servizi. E il primo servizio è proprio l'efficienza energetica”. Perché questo “vestimento” sia possibile, però, è indispensabile proprio superare la progressività della tariffa. una battaglia che lo stesso Gatti ingaggiò da direttore del ministero dell'Industria, nel 1991-95: “quella del superamento della tariffa progressiva per me è una netta sconfitta personale. Quando ero direttore generale al ministero mi sono battuto per il superamento si questo sistema tariffario anche con i prezzi amministrati”. Secondo Gatti la battaglia è tutta culturale e si basa sul superamento delle “tre P”: pauperismo, populismo e paternalismo. Il pauperismo energetico è quella posizione per cui “se si soffre un po' è meglio. Il populismo è alla base della considerazione per cui chi ha una seconda casa è ricco di default e quindi paga l'elettricità di più, o di quella che collega direttamente i livelli di reddito e di consumo. Il paternalismo, infine, “è l'approccio del mio amico Bortoni, quando dice che ci vuole un secolo perché si sviluppi la capacitazione – che poi si potrebbe chiamare più semplicemente consapevolezza. Ma – ha aggiunto Gatti – perché con i telefonini non la pensiamo così?”. Argomento, quest'ultimo, che lo stesso Diego Gavagnin, moderatore dell'incontro, ha criticato sottolineando le maggiori complessità oggettive del settore elettrico rispetto a quello della telefonia. Per non parlare del fatto che, per quanto la comunicazione e la connessione sia oggi di importanza fondamentale, forse il servizio elettrico è di natura “essenziale”. Insomma, secondo Gatti “se non superiamo le tre P l'efficienza è un cammino molto difficile”, mentre potrebbe essere “la strada maestra per il sistema energetico e ambientale dell'Europa”. Secondo Carlo Stagnaro, capo della segreteria tecnica del ministro dello Sviluppo economico, alle tre P ne va aggiunta una quarta, quella di “pistola”, nel senso di persona sciocca o ingenua che viene proiettata sul consumatore. Perché, ha detto, se tre anni fa abbiamo ritenuto che le persone erano in grado di votare un referendum (quello sui servizi idrici) sulla remunerazione degli investimenti e su questioni molto tecniche, non si capisce perché ora non siano in grado di decidere liberamente sui propri consumi elettrici. (Il punto, osserviamo, è che, ad oggi, la capacitazione, per dirla alla Bortoni, ancora non c'è, in entrambi i casi – e probabilmente, in merito al referendum sull'acqua, lo stesso Stagnaro, tre anni fa, era d'accordo).  Tra le voci critiche in merito all'eliminazione della progressività ci sono state quelle dei rinnovabilisti, anche se la posizione di GB Zorzoli, presidente onorario del Coordinamento Free (che rappresenta sia i produttori da fonti verdi che il settore dell'efficienza), è apparsa più sfumata. “C'è un problema generale di come ristrutturare il sistema”, ha detto. “Come Free non abbiamo espresso un parere contrario al primo documento di consultazione dell'Autorità, indicando nella T3 la soluzione migliore. Resta in piedi – ha aggiunto – la preoccupazione di garantire che questo cambiamento non porti nocumento agli investimenti in efficienza energetica di chi ha bassi consumi. Tra i clienti con bassi consumi infatti ci sono molti che non possono accedere all'ecobonus perché hanno redditi troppo bassi”. Zorzoli ha poi invitato ad alzare lo sguardo: “un anno fa l'Ue aveva raggiunto solo il 32% dell'obiettivo di efficienza al 2020. Se continuiamo così non lo raggiungeremo e per questo vanno utilizzati tutti gli strumenti per incentivare l'efficienza energetica”. Due le proposte. Visto che il 70% del patrimonio edilizio dovrà avere una profonda ristrutturazione da qui al 2050, bisogna puntare ad agevolare queste operazioni, più che l'efficienza nelle nuove costruzioni che saranno marginali. La seconda proposta riguarda invece la gestione della domanda. “L'Autorità per l'energia ha avviato da un anno il procedimento per l'abolizione della tariffa progressiva. Ma – ha osservato Zorzoli – tra i compiti che il dlgs 102 dà all'Autorità c'è anche quello di fissare le regole per l'aggregazione della domanda. Su questo solleciteremo l'Autorità per far sì che ci siano player che organizzano la domanda non solo sul capacity market ma anche dal lato offerta”. Positivi i consumatori, con qualche distinguo. Pieraldo Isolani dell'Unione nazionale consumatori ha sottolineato che “le associazioni dei consumatori sono state da subito favorevoli all'eliminazione della progressività, con una sola condizione: la ridefinizione del bonus sociale che oggi è assolutamente inadeguato”.  Claudio Di Mario, in rappresentanza di Smart Energy Expo, ha invece puntato il dito contro il “costo dell'ignoranza, non tanto del consumatore quanto del sistema finanziario e dell'imprenditoria. Bisogna studiare, trasmettere contenuti: è necessario in questo senso che le scuole per esperti in gestione dell'energia e le università siano funzionali”. È quindi intervenuto Carlo Stagnaro, sottolineando che “l'efficienza energetica non è un fine in sé ma è strumentale per raggiungere un obiettivo. Lo scopo è mettere il consumatore nelle condizioni di consumare meglio massimizzando il benessere con informazioni e accesso a soluzioni”. E in questo senso “il superamento della progressività è uno degli elementi di maggiore importanza. L'attuale struttura della tariffa è figlia di un momento storico finito, nel quale c'erano obiettivi che oggi sono senza senso”. In particolare, sono tre gli aspetti negativi nella progressività: cattiva allocazione del capitale (non consente di fare scelte razionali sulla scelta del sistema di climatizzazione), scarsa trasparenza (“è complicato spiegare il passaggio di tariffa dopo il consumo dei primi 2.700 kWh) e difficile confrontabilità (differenza di tariffa non giustificata da una diversa struttura dei costi e da diverse esternalità). Secondo Stagnaro, tuttavia, è impensabile che si tocchino tutti gli aspetti del mercato elettrico, a partire proprio dalla progressività, e non si tocchi “l'architrave del mercato elettrico retail che è la tutela, che spinge in consumatori a percepire l'energia elettrica come una commodity. In questo modo – ha sottolineato Stagnaro – il consumatore è tutelato contro il risparmio. L'energia elettrica oggi non è più il chilovattora. Il kWh sta al servizio elettrico come l'acqua sta al servizio idrico. In quest'ultimo l'acqua è l'elemento gratuito o quasi. Nei mercati più liberalizzati – ha aggiunto – le offerte sono differenziate nei prezzi ma anche e soprattutto nei servizi. Chi compra a prezzo fisso, per esempio, compra il diritto a non preoccuparsi del prezzo. Non posso – ha concluso – accettare l'idea che il consumatore sia libero di spendere il 95% del proprio reddito liberamente e sia invece vincolato per questo 5% che è l'energia”. Un'osservazione cui ha immediatamente risposto Zorzoli: “quanti consumatori italiani sanno cos'è una pompa di calore?”. Rispondendo poi a una domanda sui Seu, Zorzoli ha sottolineato che è piuttosto necessario “affrontare il problema delle reti che domani dovranno funzionare con una domanda di energia sulla rete sempre minore. Il Seu è importante ma è solo una tessera, ci annuncia il futuro”. Unica voce nettamente contraria è stata quella del senatore del Movimento 5 Stelle Gianni Girotto, che ha invitato a non perdere di vista gli obiettivi macro. “L'obiettivo principale per noi come per l'Europa è la decarbonizzazione del sistema energetico. Il vettore elettrico è sicuramente il migliore e il più efficiente, e noi siamo d'accordo su questo, ma siamo contrari all'introduzione di tariffe regressive. Ricordiamo – ha aggiunto – che il dlgs 102 ha dato all'Autorità il compito di rivedere la progressività ma ‘per incentivare comportamenti virtuosi'. Senza contare che la traslazione dei consumi finali verso il vettore elettrico è già in atto, anche con le tariffe attuali. Se invece introduciamo un sistema per cui più consumo e meno pago, viene meno lo stimolo a all'efficienza. Mentre i modi per incentivare il vettore elettrico garantendo l'efficienza ci sono, dal doppio contatore, alla tariffa D1”. Girotto ha quindi invocato, a prescindere dalle scelte, la stabilità delle norme per non scoraggiare gli investimenti. Un punto, quest'ultimo, su cui non si è detto d'accordo il presidente dell'Autorità per l'energia, Guido Bortoni: “la certezza delle regole è importante – ha detto – ma il ritmo e la profondità dei cambiamenti da cui siamo travolti è tale che non ci si può fermare o immolare sull'altare del dio stabilità. Dobbiamo essere pronti al cambiamento e all'adattamento”. Quanto al tema della progressività, Bortoni ha sottolineato che l'Italia rappresenta un'eccezione in Europa, dove in genere c'è una bolletta con costi unitari che decrescono al crescere dei consumi. “Tutte le politiche energetiche dei Paesi europei hanno come massimo comune divisore il rilancio del vettore elettrico. Noi dobbiamo rimuovere la progressività per liberare il vettore elettrico dalle pastoie che ha addosso dal 1973”. Anche perché “è paternalista dare un segnale di penalizzazione non aderente ai costi. Oggi – ha aggiunto – è difficilissimo sprecare energia elettrica negli usi finali perché ormai ci sono solo tecnologie efficienti, al contrario di quello che succede con l'acqua, dove lo spreco è più facile” (anche se, osserviamo, anche le lampadine a led si possono lasciare accese senza un motivo valido). Senza contare che il chilovattora di maggiori consumi in Italia è per quasi il 50% da fonti rinnovabili. “Penalizzare il consumatore con la tariffa – ha concluso – è come dire che il consumatore non ha la testa”. Bortoni è infine intervenuto sulla questione della tutela (v. Staffetta 08/07), sottolineando tra l'altro che “gli operatori nel retail elettrico sono pronti con una varietà di offerte, nel gas un po' meno” ma che “per quanto ci siano alcuni smart consumer, fino a quando il gruppone medio dei consumatori non saprà fare il suo mestiere, cioè confrontarsi con l'offerta e metterla all'angolo, il mercato non potrà funzionare”.  Rosa Filippini, già presidente di Amici della Terra, ha concluso sottolineando che “il tema centrale è distinguere tra minore consumo ed efficienza: consumare meno non significa consumare meno fonti primarie”. Ma, come sottolineava Gatti, che il kWh più economico è quello che non si consuma.