Le potenzialità delle utility nell'efficienza energetica

Le potenzialità delle utility nell'efficienza energetica


(Staffetta Quotidiana) - Il dibattito alla presentazione dell'Orange Book La presentazione dell'ultima edizione dell'Orange Book di Utilitalia, Utilitatis ed EfficiencyKnow, mercoledì scorso al ministero dello Sviluppo economico, ha offerto un quadro dei possibili interventi delle utility soprattutto nel contesto urbano. Ma si è trasformata in un'occasione per fare il punto della situazione del settore energetico (e idrico) in Italia. Dalla Sen ai Certificati bianchi, al coordinamento tra i ministeri. Il ruolo delle utilities e delle multiutilities nella lotta all'inquinamento e al cambiamento climatico, attraverso progetti di efficienza energetica e rilancio del ruolo dei cittadini, da responsabilizzare all'uso razionale delle risorse. Questi i temi dell'ultima edizione dell'Orange Book di Utilitalia e Fondazione Utilitatis, realizzato in collaborazione con EfficiencyKnow, presentato al Ministero dello Sviluppo lo scorso mercoledì (v. Staffetta 30/3). Il tema è quello del potenziale inespresso dei servizi legati alla rivoluzione tecnologica dell'efficienza energetica, i cosiddetti servizi “on demand”, che grazie al coinvolgimento diretto di utilities e cittadini rappresentano il punto di contatto tra tematiche energetiche e sociali. Ma la presentazione è stata anche l'occasione per discutere di altri temi caldi nel settore energetico: il coordinamento delle politiche energetiche e ambientali, il mercato dei certificati bianchi, la Sen. In un Salone degli Arazzi gremito, il primo a prendere la parola è stato il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti: ”È chiaro che è la sfida ambientale quella che abbiamo di fronte oggi e il problema che ci dobbiamo porre è come governarla. Questa è la parte che a me preoccupa di più. La questione la pongo a tutti gli operatori interessati: ministeri, regioni, enti locali, multiutilities. Io ho una sola certezza: la governance attuale non è adatta a cogliere questa sfida, almeno per quanto riguarda il mio ministero, ancora organizzato per la vecchia visione cioè quella di controllo delle emissioni, del territorio, del ciclo dell'acqua. Certo dobbiamo continuare a farlo ma dobbiamo dotarci degli strumenti che ci permettano di entrare meglio nella nuova economia”. Il ministro si riferisce alla Sen, alla Strategia per lo sviluppo sostenibile e a quella di contrasto al cambiamento climatico. Si lascia poi andare a quello che nei toni e nei contenuti sembra essere uno sfogo: “Sapete qual è il problema? Quando ho messo a fuoco queste tre strategie io ho preparato il piano industriale del paese da qui al 2050. Se il ministero dell'Ambiente fa il piano strategico del paese da qui al 2050 non penso che gli altri ministeri siano contenti, non è un suo compito fare il piano strategico industriale. È evidente che c'è un problema di governance: quello di mettere insieme tutti i ministeri che oggi lavorano su tematiche che hanno contenuto ambientale. È questa la sfida che abbiamo davanti. Il mio ministero, lo dico con molta tranquillità, non è in grado di coglierla da solo”. E conclude rivolgendosi direttamente alla multiutilities: “Nel piano strategico del paese diventano una parte fondamentale. Perché se la strategia del paese è tesa verso gli obiettivi ambientali sarà richiesto loro uno sforzo più grande di quanto fatto finora. Non possiamo permetterci la frammentazione del sistema osservata fino ad oggi”. La parola è poi passata a Claudia Canevari, vicedirettore dell'Unità per l'Efficienza Energetica della DG Energia della Commissione Europea, che ha ribadito che “l'Unione europea vuole essere leader della transizione energetica”, spiegando le ragioni per cui è fondamentale l'apporto delle utilities, così come spiegato nell'Orange Book: “la transizione energetica non può essere efficace senza il contributo di tutti gli operatori interessati, dai governi degli Stati membri ai loro cittadini”, ricordando come “il 75% dei cittadini europei vive nelle città ed è quindi dalle città che la transizione energetica deve iniziare. Le città sono fondamentali così come le utilities che vi operano”. Federico Testa, presidente Enea, è intervenuto provando a portare il dibattito sul binario della praticità: “Dobbiamo superare l'idea che la questione ambientale e quella della sostenibilità siano argomenti puramente etici, morali, di buona volontà. Per il nostro paese, per la nostra struttura produttiva, quelle questioni hanno anche una valenza economica di sviluppo e di crescita importantissima”. Testa ha cercato poi di entrare più nello specifico ribaltando la logica dal “quanto si mette a disposizione” al “quanto spendiamo” in efficienza energetica: “Non dobbiamo limitarci a dire quanto abbiamo messo in termini di disponibilità. Dobbiamo cominciare a vedere se gli strumenti che abbiamo impiegato per l'efficienza energetica funzionano e, se non funzionano, dobbiamo cambiarli in modo da farli funzionare altrimenti facciamo solo chiacchiere. L'efficienza energetica è uno dei driver per lo sviluppo e la crescita del paese”. Ha concluso il suo intervento suggerendo una via di sviluppo alle utilities: “possono essere parte di progetti di risanamento e di bonifica di zone del nostro territorio degradate e in cui negli ultimi anni non ci sono stati interventi. Coordinando le politiche di risanamento e quelle di efficientamento energetico si possono trasformare le parole in progetti concreti”. Marco Pezzaglia e Claudio Di Mario, founding partner di EfficencyKNow, hanno quindi illustrato i risultati degli studi dell'Orange Book. Sono stati cinque i settori chiave analizzati per valutare l'applicazione e lo sviluppo di nuovi modelli: biometano, teleriscaldamento, illuminazione pubblica, efficientamento delle infrastrutture idriche e mobilità sostenibile. Ed è proprio in questi ambiti che le amministrazioni locali dovrebbero cogliere le potenzialità offerte dalle utilities sull'efficienza energetica, e di conseguenza raggiungere i target di riduzione delle emissioni. Alcuni esempi: viene evidenziato che per i servizi idrici, l'adozione di un sistema automatico di controllo del funzionamento dell'impianto può far risparmiare il 10% di acqua, dal 12 al 30% di energia elettrica, una riduzione fino al 30% dei malfunzionamenti dell'impianto e un taglio dei costi di manutenzione dal 15 al 30%. In evidenza poi alcuni dei più rilevanti risultati ottenuti dalla utilities nell'ultimo triennio: sul fronte del teleriscaldamento, sono stati eseguiti investimenti che hanno interessato 1.135.613 utenti per un risparmio di energia pari a 
486.531 Tep per una riduzione della CO2 di 1.574.850 ton/anno, mentre su quello del biogas sono stati realizzati progetti che hanno comportato investimenti per 75 milioni di euro e una produzione di biogas pari a circa 20 mln mc all'anno. Secondo Teresa Bellanova “l'Orange Book presentato oggi mostra come l'innovazione tecnologica abbia aperto a nuovi scenari e a nuove opportunità, trasformando le multiutilities e le loro reti nell'infrastruttura naturale per ospitare soluzioni intelligenti di pubblica utilità”. La tavola rotonda è stata aperta da Giovanni Valotti, presidente Utilitalia, secondo cui nonostante il quadro che emerge dai media, quello delle utilities è un mondo “che sta facendo”. E spiega: “le imprese stanno facendo, le norme arrancano – manca un po' di certezza e stabilità nel quadro normativo – e poi, guardo all'amico Sperandini, gli incentivi a volte stentano, soprattutto in alcune aree di intervento”. Passando poi all'annoso tema dei Certificati bianchi, ha detto: “in Europa sono considerati un esempio virtuoso. Siamo il paese che grazie a questo tipo di incentivazione ha saputo sviluppare una mole di investimento tale da trasformarsi in tante iniziative industriali. C'è sempre il pericolo di comportamenti opportunistici e speculativi. Penso al prezzo dei Certificati bianchi che è salito. Vedremo le conclusioni dell'istruttoria dell'Autorità. Io sono convinto però che gli incentivi debbano continuare ad essere convogliati a favore delle imprese più serie perché sono un moltiplicatore di investimento”.